AMORE PER LA VITA

Lo scorso 30 settembre, a bordo del volo Flydubai FZ1073 con rotta Dubai-Tel Aviv, è avvenuto ciò che nei giorni successivi sarebbe stato identificato dalle autorità come un attentato terroristico, per fortuna sventato.

Il ventinovenne omanita Hamam al-Hammami, copilota del volo, dopo aver utilizzato l’ascia di emergenza presente nel cockpit per aggredire il comandante, ha tentato di prendere il controllo dell’aereo con l’intenzione di farlo precipitare.

È stato l’eroico intervento dei passeggeri, assieme a quello dell’equipaggio, a sventare una tragedia.

Non riportiamo questo fatto per motivi di cronaca, che possono essere facilmente approfonditi con una ricerca. Reputiamo piuttosto interessante focalizzarci sulle dinamiche che hanno determinato lo scampato pericolo, perché presentano molti punti in comune con alcuni principi basilari del Krav Maga.

Andiamo con ordine e analizziamo, momento dopo momento, i passaggi che hanno consentito di neutralizzare la minaccia.

  1. Nina Manes, una bambina di 6 anni, chiede alla mamma Tali Manes di andare in bagno. È proprio in quell’occasione che la madre, trovandosi nei pressi della cabina di pilotaggio, percepisce rumori anomali provenire dal cockpit e dà l’allarme. Chi è stato su un aereo sa bene che i rumori possono essere numerosi e confondersi con quello di fondo dei motori, ma la donna dimostra un’attenzione e una consapevolezza situazionale altissime, tanto da comprendere molto rapidamente che qualcosa non stava andando per il verso giusto.
  2. A questo punto il comandante Smit Machchhar, seppur ferito molto gravemente, riesce a trovare la forza per sbloccare la porta del cockpit e consentire così l’ingresso di eventuali aiuti. La situazione è disperata e, nonostante la grande perdita di sangue e di energie, la volontà di sopravvivere del pilota ferito gli dà la forza per compiere un’azione determinante. Ricordiamolo: l’amore per la vita e il legame con essa rappresentano forse il motore più potente che ci sia nelle situazioni estreme.
  3. Ora la situazione è chiara: il copilota ha preso il controllo dei comandi e l’aereo entra in una picchiata violentissima. I dati di volo mostrano che il Boeing 737 MAX 8, che si trovava attorno ai 34.000 piedi, perde oltre 14.000 piedi in meno di 30 secondi nella fase iniziale della discesa. Fortunatamente, l’allarme lanciato poco prima da Tali Manes non è rimasto inascoltato e alcuni passeggeri si sono prontamente – e provvidenzialmente – attivati per bloccare l’attentatore. Diversi uomini raggiungono il cockpit e riescono fisicamente a sopraffare l’aggressore. Secondo le ricostruzioni, viene immobilizzato e legato utilizzando anche i cavi delle cuffie presenti a bordo. Qui vediamo molto bene come capacità decisionale sotto pressione, prontezza d’intervento e utilizzo consapevole e intelligente degli elementi presenti nell’ambiente siano stati determinanti per neutralizzare la minaccia. Inoltre, è importante sottolineare come lo slancio di un gruppo orientato ad agire per la salvaguardia del bene comune sia stato più forte della paura.
  4. Nel frattempo qualcuno deve impedire all’aereo di continuare a precipitare. Questo è uno degli aspetti più incredibili: Yaniv Hayun, uno dei passeggeri intervenuti, vede i comandi incustoditi e ricorda quanto appreso guardando Air Crash Investigation. Comprende che deve tirare indietro i comandi e contribuisce così a interrompere la picchiata e a stabilizzare inizialmente l’aereo. Sembra la sceneggiatura di un film, ma è tutto reale. Il punto su cui riflettere, in questo caso, è che ogni nostra esperienza di vita, anche quella apparentemente più banale, potrebbe un giorno assumere un ruolo determinante. Abituiamoci, quindi, a vivere ogni cosa con attenzione e a considerare ogni vissuto come una potenziale occasione di apprendimento.
  5. Di fronte a una catena di simili comportamenti positivi, anche le circostanze favorevoli fanno la loro parte. A bordo era infatti presente una seconda crew, con piloti fuori servizio: una volta neutralizzato l’aggressore e stabilizzato l’aereo, è così possibile affidare nuovamente il velivolo a mani esperte e portarlo in sicurezza all’atterraggio.

Vediamo bene, quindi, come, nonostante non siano state utilizzate vere e proprie “tecniche” difensive di Krav Maga – perlomeno per quanto emerge dalle ricostruzioni disponibili – siano entrati in gioco molti dei principi fondanti di questa disciplina: consapevolezza situazionale, attenzione, coraggio, capacità decisionale e di azione sotto pressione, adattamento all’ambiente, collaborazione.

E, soprattutto, un incrollabile amore per la vita, che racchiude e dà senso a tutti gli elementi precedentemente menzionati e senza il quale nessun sistema di autodifesa potrà mai essere realmente efficace.