COMBATTERE LA PROPRIA BATTAGLIA
Potrà sembrare strano, ma quando ci si trova nella spiacevole situazione di doversi difendere da un’aggressione è utile chiedersi che lingua stiamo parlando.
Anche l’aggressore, infatti, comunica, utilizzando un suo linguaggio. Starà a noi comprenderne le caratteristiche e, conseguentemente, scegliere come rispondere a quel tipo di comunicazione, in base alle circostanze.
Per orientarci al meglio in merito a tale questione, è utile innanzitutto identificare la “fase” in cui ci troviamo. Sappiamo bene che, prima di arrivare allo scontro fisico, il Krav Maga IKMET insegna che possiamo mettere in atto alcune strategie per cercare di spegnere l’aggressione sul nascere, evitando il confronto fisico.
È proprio in questo momento che possiamo utilizzare Synchronization, De-Escalation e Negotiation: tre modalità di gestione della comunicazione che, a seconda delle circostanze, possono essere impiegate anche in maniera combinata.
La prima, come suggerisce la parola, si riferisce all’entrare in sintonia e allinearsi con l’aggressore, in pratica parlare la sua stessa lingua al fine di raggiungere il risultato desiderato.
Poiché nel Krav Maga il risultato desiderato è la sopravvivenza di se stessi e dei propri cari, preferibilmente senza confronto fisico, è facile comprendere che occorre compiere ogni sforzo per creare rapport con il soggetto pericoloso, qualora non sia possibile allontanarsi in sicurezza.
L’approccio iniziale deve quindi adattarsi allo stile comunicativo dell’aggressore, senza riprodurne eventuali atteggiamenti minacciosi o rabbiosi. Il messaggio che deve emergere è “sono simile a te”.
Una volta stabilito un primo contatto e aperto un canale di comunicazione, possiamo cercare di modificare gradualmente il nostro stile comunicativo.
È questa la fase della De-Escalation, ovvero quella in cui tentiamo di accompagnare l’aggressore verso uno stato più auspicabile, caratterizzato da minore agitazione, aggressività ridotta e diminuzione della tensione generale.
Questa fase si basa sul controllo del linguaggio del corpo (mani visibili, postura non minacciosa e mantenimento della distanza di sicurezza) e sull’adozione di una comunicazione verbale calmante (tono basso e pacato e frasi di disinnesco come “possiamo risolverla senza violenza”).
Naturalmente, nessuna di queste strategie garantisce una reazione positiva da parte dell’aggressore. Occorre quindi continuare a valutare la situazione e mantenere, quando possibile, la possibilità di allontanarsi in sicurezza.
Infine, se necessario, si può anche passare alla Negotiation, ovvero adottare una comunicazione volta a preservare la propria incolumità e quella dei propri cari, anche attraverso eventuali concessioni all’aggressore, purché queste non compromettano ulteriormente la nostra sicurezza.
Essenzialmente, in questa fase l’obiettivo rimane quello di uscire dalla situazione conservando la propria libertà e cercando di evitare che lo scontro degeneri.
Come abbiamo visto, in queste tre modalità orientate all’evitamento dello scontro fisico, la comunicazione può cambiare decisamente: se nella Synchronization “parliamo la lingua dell’aggressore”, nella De-Escalation e nella Negotiation adottiamo un altro tipo di linguaggio per cercare di “portare l’aggressore verso il nostro obiettivo”, ovvero la sopravvivenza.
Nel malaugurato caso in cui si dovesse arrivare a un contatto fisico, occorre ricordare che anche mentre applichiamo la nostra tecnica difensiva noi parliamo un linguaggio.
I principi IKMET-IKI, in questo caso, si esprimono con la massima chiarezza in queste parole: “Combatto la mia battaglia, non la sua”.
Ciò significa che, di fronte a un’aggressione che prevede, ad esempio, rigidità da parte di chi ci attacca, rispondere con lo stesso linguaggio è sconsigliabile.
Se il mio aggressore mi tira per i capelli o mi afferra per un braccio, ad esempio, non sarà saggio reagire con la stessa intensità e lo stesso grado di rigidità, perché lui potrebbe “parlare quella lingua meglio di me”. Ad esempio, potrebbe avere più forza fisica.
Piuttosto, dovrò cercare di “fluire” in maniera naturale, sfruttando le forze in gioco e adattando la mia risposta alle specifiche caratteristiche fisiche e alle circostanze dell’aggressione.
È per questo che affidarsi ai principi, anziché a un’applicazione rigida e meccanica delle tecniche, ci consente di adattare la difesa alle nostre specifiche caratteristiche fisiche ed emotive.
Parlando il nostro linguaggio e non quello del nostro aggressore. Combattendo la nostra battaglia e non facendoci trascinare a forza nella sua.
Alleniamo la nostra consapevolezza e sviluppiamo maggiore controllo!