IKI - IKMET: quando il Krav Maga cammina verso orizzonti condivisi

Sin dalla sua fondazione, IKMET include tra le sue principali finalità quella di diffondere un’idea di Krav Maga unica, diversa dalla maggior parte delle sedicenti “scuole” presenti nel mondo e molto vicina a quella originale israeliana che ha preso vita tra gli anni ’30 e gli anni ’40 grazie a Imi Lichtenfeld.

Nonostante questa volontà di distinguersi e distaccarsi dal mare commerciale che oggi popola il mondo dell’autodifesa personale in Europa e nel mondo, è importante affermare che esistono certamente delle “correnti di pensiero” alle quali la nostra realtà si sente particolarmente vicina per approccio valoriale e didattico. Una di queste è senza dubbio IKI - Israeli Krav International, fondata dal Gran Maestro Moshe David Katz. Quando il nostro Founder ed Head Instructor Giuseppe Platania, quasi per caso, si imbatté nel Maestro Moshe nel 2025 e decise di partecipare a uno dei suoi seminari in provincia di Padova, si accorse di aver trovato una figura che condivideva un’idea di cammino nell’autodifesa personale molto simile alla sua.

Innanzitutto, proprio per il concetto stesso di “cammino”. Il metodo IKI, infatti, non identifica il Krav Maga come una “stanza a compartimenti stagni” dalla quale è impossibile uscire. Piuttosto, nel Gran Maestro Moshe David Katz è sempre presente la volontà, maturata a seguito di oltre quarant’anni spesi nelle arti marziali, di sviluppare una disciplina aperta, figlia di una costante ricerca e in continua evoluzione, capace di adattarsi ai tempi e soprattutto alle caratteristiche specifiche delle persone. La “disciplina perfetta per persone imperfette”: è così che Moshe definisce il suo Krav Maga. Un sistema di autodifesa in cui ogni tecnica difensiva segue il flusso naturale dei movimenti del corpo e deve sempre includere le seguenti caratteristiche:

1- Adattarsi con semplicità al tipo di aggressione: non esiste una perfetta corrispondenza tecnica di difesa-aggressione. Piuttosto, si tratta di creare “principi difensivi” capaci di adattarsi a molte tipologie di attacco.

2- Essere facilmente apprendibile: è evidente che più e meglio ci si allena, più si diventerà preparati ad affrontare attacchi anche molto violenti. Detto questo, il Krav Maga IKI si caratterizza per trasmettere, in poche ore di lezione, anche a persone senza competenze nelle discipline da combattimento, degli strumenti in grado di aumentare le nostre possibilità di salvare la pelle di fronte a un’aggressione.

3- Allenare la consapevolezza situazionale: “Awareness”, ovvero la parola chiave che Moshe David Katz utilizza continuamente durante le sue lezioni, rimanda all’idea che, prima di ogni altra cosa, è fondamentale allenare la nostra attenzione preventiva rispetto all’ambiente in cui ci troviamo e alle persone che ci circondano. Più di ogni altra cosa, potrebbe essere proprio questo atteggiamento interiore a salvarci la vita di fronte a situazioni potenzialmente letali, evitandole prima che si verifichino. Perché, come diceva Bruce Lee: “La miglior difesa è non esserci”.

Accanto a questi tre pilastri fondamentali, troviamo un sistema valoriale molto vicino a quello di IKMET. Innanzitutto, l’importanza di ammettere a sé stessi che, quando si ha a che fare con un’aggressione reale in strada, il violentissimo impatto emotivo che ci si trova ad affrontare può essere gestito solo attraverso un’attitudine che punti innanzitutto sull’intelligenza. Con questo termine, ci riferiamo alla capacità di “interpretare” rapidamente e con lucidità la situazione vissuta e adattarsi ad essa, cercando di limitare il più possibile l’interferenza di emozioni negative e destabilizzanti. Tale risultato si può ottenere solo allenandosi attraverso drills – ovvero simulazioni realistiche di aggressioni – in cui aumentare gradualmente la “pressione emotiva” derivante dall’attacco subito. L’impatto non sarà mai identico a quello che potremmo vivere in strada; tuttavia, in questo modo abitueremo il corpo ad “apprendere e memorizzare” specifici movimenti in condizioni tutt’altro che rilassate. È in questo modo che, durante i dieci giorni in Israele sotto la guida del Maestro Moshe, i nostri istruttori Chiara e Sandro si sono allenati: simulando aggressioni realmente avvenute, tentando di “calarsi” il più possibile in quella condizione emotiva, analizzando ogni dettaglio ambientale e psicologico e cercando poi di tradurlo nella pratica.

Accanto a ciò, tuttavia, è altrettanto importante ricordare che il metodo IKI-IKMET incoraggia sempre un contesto di training pacifico e orientato alla non violenza: allenarsi sotto pressione, infatti, non deve mai essere sinonimo di assenza di sicurezza per gli allievi. Un “effetto collaterale positivo” del nostro Krav Maga, infatti, è quello di aumentare autostima e sicurezza in sé stessi attraverso uno spirito di gruppo che punti al mutuo supporto e alla valorizzazione dell’altro. Umiliare compagni e studenti, attraverso atteggiamenti spregevoli derivanti da falsa sicurezza in sé stessi, è una pratica che appartiene a diverse realtà di Krav Maga, ma non alla nostra. Arrivare ad allenarsi con un alto grado di pressione emotiva non significa mai ferirsi o farsi del male, ed è in questa differenza che si distinguono scuole e istruttori seri da realtà improvvisate.

Piuttosto, ciò che non deve mai mancare è un attento lavoro orientato a imparare le metodologie più efficaci per evitare lo scontro, principio attraverso il quale è nato e si è sviluppato nel corso dei decenni il Krav Maga originale. Sarà infatti difficile, se non impossibile, individuare in Italia (e anche all'estero) istruttori di Krav Maga così attenti come quelli IKMET alla Psicologia dell'Aggressione e al Metodo Didattico originale israeliano. Inoltre, con IKI condividiamo anche quella chiara linea di pensiero che punta a trasmettere a ogni persona che si avvicina alla nostra realtà il pieno diritto di tutelare la propria libertà di vivere e camminare in pace, estendendo questo diritto anche alle persone che si amano.

Insomma, quello tra IKI e IKMET è un sodalizio basato su una visione molto simile del Krav Maga e del suo impatto potenzialmente positivo sulla vita di ognuno di noi. È questo che abbiamo verificato anche in Israele durante il corso istruttori, ed è proprio sulla trasmissione di questi principi e del bagaglio tecnico appreso in quei dieci giorni che si baserà anche il prossimo seminario che terremo a Treviso il 12-13 settembre.

Vi aspettiamo!