PREVENIRE È MEGLIO CHE SUBIRE! 

Per un momento, fermiamoci a riflettere sul concetto di prevenzione. Si tratta di un termine ampiamente utilizzato in ambito medico, ormai interiorizzato dalla maggior parte della popolazione, attraverso la consapevolezza che la salute personale sia un ambito da monitorare con attenzione, in quanto nessuno è esente dalla malattia. Non si tratta di essere allarmisti o peggio paranoici, semplicemente significa prendere coscienza della realtà. Ecco perché, sempre di più, viene incoraggiato uno stile di vita sano e il ruolo importante accordato a tutti quegli esami preventivi consigliati in base a età, sesso e condizioni specifiche di alcune persone. 

 

Il collegamento sorge spontaneo: perché per quanto riguarda la difesa personale non accade lo stesso? La sicurezza, infatti, viene spesso percepita come un tema che non ci riguarda personalmente finché non si presenta la circostanza. Non pensiamo alla possibilità di essere legati e sequestrati in casa finché non capita a noi o a qualcuno a noi vicino. Oppure non consideriamo che uno squilibrato potrebbe attaccarci per strada senza un apparente motivo. Mentre facciamo jogging al parco, mentre siamo in treno, alla fermata dell’autobus o in metropolitana per andare a lavoro, o semplicemente mentre ci troviamo in un locale a divertirci con gli amici.

 

Finché queste e molte altre terribili circostanze non si verificano davvero — speriamo, ovviamente, che non accada mai — molte persone non ci pensano. E pensare che, rispetto alla maggior parte delle malattie, un’aggressione violenta con un’arma - che sia un coltello, un bastone o una pistola - potrebbe avere conseguenze, in molti casi, potenzialmente irreversibili, quindi certamente peggiori rispetto alla maggior parte dei disagi legati alla salute. 

 

Per tale ragione, perché non estendere il concetto di prevenzione anche a tutto ciò che riguarda il mondo della sicurezza personale? Secondo un’indagine Censis del 2025, tra le vittime di furto, il 46,6% installa un allarme successivamente all’evento. Questo significa che quasi una vittima di furto su due installa un sistema di allarme dopo aver subito un’intrusione, segno che spesso la protezione viene adottata quando il danno è già avvenuto.

 

Nel mondo dell’autodifesa il “succo” non cambia, anzi, pare che un’aggressione per strada sia ritenuta ancora più improbabile. Allenarsi con regolarità per sviluppare competenze che preventivamente possano risultare utili per salvarci la vita in un momento di potenziale pericolo è ritenuto da molte persone un’attività non essenziale. È come se il rischio, in questo caso, fosse reputato basso o poco rilevante sul piano personale. I pensieri, spesso, potrebbero assomigliare a simili frasi: “Perché dovrebbe capitare proprio a me?” “È giusto che io viva con questo senso di paura?” Di fronte a simili riflessioni, è importante ricordare che non contano tutte le volte che non siamo stati aggrediti, perché di fronte alla violenza potrebbe bastare un episodio soltanto. E poi non si tratta di provare paura, ma di stare in allerta. C’è una grande differenza!

 

Occorre quindi allenare non solo la tecnica, ma anche la propria mente a comprendere che una parte di noi deve sempre porsi in uno stato di urgenza interiore — attenzione, non di agitazione e nemmeno di paura — come se l’eventualità di un’aggressione potesse verificarsi con maggiore probabilità di quanto siamo portati a credere, in particolare quando la distrazione sale in cattedra. 

 

 

La mente, in effetti, è capace di giocarci davvero dei brutti scherzi, e non solo quando ci distraiamo. Pensiamo, ad esempio, alle conseguenze di un’aggressione improvvisa: la pressione psicologica e il forte stress ci porterebbero ad entrare in uno stato di “freeze mentale” a causa del quale non saremmo in grado letteralmente di fare nulla. Immobili. 

È per questo motivo che le tecniche di autodifesa non vanno “apprese”, bensì “interiorizzate”. La differenza è grande, perché nel secondo caso i movimenti dovranno essere ripetuti molte volte per consentire al fisico di “memorizzarli” prima della mente. È in questi casi che scatta la trappola più pericolosa: di fronte a un rischio percepito come “basso”, si potrebbe confondere questo fondamentale processo di interiorizzazione con una semplice routine. 

 

Il suggerimento che desideriamo dare a ogni membro della tribù IKMET, incoraggiandolo a fare lo stesso con le persone che gli sono care, è di allenare la propria percezione del rischio e comprendere che allenarsi nel Krav Maga rappresenta a tutti gli effetti un esercizio preventivo che, al momento opportuno, potrebbe davvero salvarci la vita!

 

La prevenzione serve proprio a questo: prepararsi a qualcosa che speriamo non accada mai.

 

Vi aspettiamo ai training e ai seminari!