Tour and Train in Israele: otteniamo il grado di Apprentice Instructor IKI dal Gran Maestro Moshe David Katz
Dall’1 all’11 giugno abbiamo vissuto un’avventura irripetibile, unica e speciale: partecipare al Tour and Train in Israele organizzato da Moshe David Katz, Gran Maestro fondatore di IKI (Israeli Krav International).
Quando il nostro Head Instructor Giuseppe Platania ci ha presentato questa opportunità, non c’abbiamo pensato due volte: il periodo non era semplice, certo, ma era l’unica “finestra temporale” che potesse consentirci di ottenere la prestigiosa certificazione israeliana di Apprentice Instructor IKI (istruttori di primo grado).
Prima dei titoli e dei certificati, per noi si trattava soprattutto di vivere un’opportunità unica: immergerci totalmente nell’autentico Krav Maga israeliano, insegnato da uno dei suoi massimi esponenti mondiali. Apprenderne quindi la filosofia, i principi - che poi avremmo scoperto essere più importanti delle tecniche stesse - e intervallare le oltre otto ore di training quotidiano, assieme ai migliori studenti del Gran Maestro, alle visite di alcuni dei siti storicamente più rilevanti per la cultura ebraica.
Così, quando all’aeroporto di Tel Aviv abbiamo trovato l’istruttrice Esther Cohen ad accoglierci con il suo bellissimo sorriso, abbiamo realizzato che l’avventura era davvero iniziata e che sarebbe stata eccezionale. Infatti è bastato il tragitto dall’aeroporto a Ma'ale Adummim, la città in cui avremmo soggiornato per tutta la nostra permanenza, per comprendere che stavamo entrando in contatto con un luogo in cui il legame tra spazio, tempo e la dimensione più profonda dell’individuo si esprime alla massima potenza.
Ciò che ha reso unica questa esperienza, in effetti, è stata proprio la possibilità di affiancare agli allenamenti importanti momenti storici, culturali, filosofici e sprituali. A ben pensarci, questa è esattamente l’attitudine che distingue Moshe David Katz dalla maggior parte dei maestri di Krav Maga attualmente esistenti: per lui, ogni aspetto della vita è Krav Maga, a partire dall’importanza attribuita alla consapevolezza situazionale, ovvero prestare massima attenzione ad ogni aspetto ambientale, emotivo, e umano di ciò che stiamo vivendo. In questo senso, immergerci nella cultura del suo popolo ha significato essenzialmente partire da basi importanti per comprendere in profondità il significato del Krav Maga di stampo IKI: tutelare la vita, prima di ogni altra cosa. Apparentemente questa frase potrebbe rappresentare nulla di straordinario, un concetto comune a ogni scuola di Krav Maga, ma se si associa al modo in cui Moshe insegna l’autodifesa ai suoi allievi, allora i conti tornano. La storia del popolo ebraico, per lui, è infatti innanzitutto l’esatto esempio di cosa significhi restare ancorati ai valori più solidi e nobili della vita: difendere la propria dignità, quella delle persone a noi vicine, non accettare soprusi e prevaricazioni, ma soprattutto utilizzare sopra ogni altra cosa intelligenza e consapevolezza per tutelare il sacrosanto diritto di “camminare in pace” attraverso la vita. Così, la viva spiritualità di Gerusalemme, l’impatto emotivamente fortissimo dello Yad Vashem (il museo dedicato all’Olocausto), la visita alla fortezza di Masada ovvero l’ultimo baluardo della resistenza ebraica contro l'Impero Romano nel 74 d.C., e il memoriale dedicato alla guerra dei sei giorni di Israele del 1967 contro Egitto, Siria e Giordania, hanno rappresentato dei veri e propri esempi di attaccamento alla vita e alla libertà. Allo stesso modo, e forse con un impatto personale ancora maggiore, abbiamo potuto apprezzare e vivere appieno lo Shabbath all’interno di una famiglia ebraica. Moshe ed Esther ci hanno infatti permesso di entrare con grande generosità in questo loro tempo così speciale, in cui per un giorno gli ebrei credenti possono assaporare quel senso di sorridente pace che rappresenta un anticipo della vita oltre la vita. Un’atmosfera che abbiamo potuto esperire anche il sabato mattina in Sinagoga, entrando in contatto con una comunità molto accogliente nei confronti dello straniero e desiderosa di condividere le proprie millenarie tradizioni con noi. Quindi, quelli vissuti e accompagnati dalla sapiente guida di Moshe non sono stati semplici momenti culturali, quanto piuttosto di veri e propri ponti che ci hanno permesso di traghettare valori nobili e universali all’interno della palestra in cui ci allenavamo. Abbiamo studiato moltissime tecniche di difesa da armi o a mani nude, situazioni con ostaggi, drills basati su aggressioni realmente avvenute, abbiamo sparato al poligono di tiro, e ogni giorno allenavamo le nostre skills tecniche sui calci e in altre tipologie di colpi in sequenza; tuttavia, ciò che è stato davvero illuminante è stato apprendere quanto nel metodo didattico IKI contino più i principi delle tecniche. È importante ricordare che per Moshe David Katz, a fronte della sua esperienza ultraquarantennale nelle tecniche da combattimento, ciò che è davvero importante e che insegna ai suoi studenti è riconoscere che il movimento più naturale e semplice potrebbe essere quello che ti salva davvero la vita. Nessun “fuoco d’artificio”, quelli preferisce lasciarli ai film di Van Damme o ad altre “scuole” di Krav Maga, piuttosto un’unica missione: insegnare la disciplina perfetta per persone imperfette.
Insomma, si è trattata di un’esperienza davvero importante, in cui ci siamo sentiti al sicuro e costantemente seguiti, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Un bagaglio di grande valore, che desideriamo reinterpretare e trasmettere attraverso l’esperienza IKMET a tutti i membri della nostra splendida tribù.
Grazie!