UMILTÀ COME ARMA DI DIFESA

Sopravvalutazione e sottovalutazione rappresentano due deviazioni del pensiero umano rispetto al corretto modo di interpretare specifiche situazioni. In generale, il loro effetto non è mai positivo poiché, come qualsiasi filtro che applichiamo al nostro modo di osservare la realtà, ci portano a prendere decisioni e adottare comportamenti che non rappresentano delle risposte adeguate a un determinato stimolo. 

Ciò detto, è importante ricordare che queste due fenomenologie umane portano con sé un potenziale negativo diverso. 

Quando sopravvalutiamo una situazione, il risultato è spesso quello di spendere eccessive energie nel gestirne la risoluzione, realizzando in ultima battuta che avremmo certamente potuto “spenderci di meno”. Avremo la necessità di recuperare energie disperse senza utilità, e con qualche probabilità dovremo fare i conti con gli effetti di comportamenti non proporzionati al potenziale di rischio che quella specifica situazione portava con sé. Tale dinamica acquisisce dei contorni estremamente negativi quando, nell’ambito della difesa personale, la reazione viene ad esempio giudicata come sproporzionata rispetto all’attacco. Occorre quindi certamente allenarsi per riconoscere con oggettività e rapidamente lo stato reale di “pericolo”, di fronte a ciò che ci capita di incontrare nei più svariati ambiti della nostra vita. 

Tuttavia, il rischio a cui la sottovalutazione ci sottopone è ben maggiore. Quando non attribuiamo il giusto peso o, peggio ancora, non rileviamo minimamente la minaccia che una specifica situazione porta con sé, ci troviamo infatti esposti al pericolo di essere fortemente danneggiati in quanto “colpiti” senza aver adottato gli adeguati sistemi di difesa. Prendere “alla leggera” la vita, ad esempio, ci porta a privarci di quella vitale dose d’attenzione essenziale per preservare il nostro benessere.

Il Krav Maga, in questo senso, si pone come perfetto allenamento e interessante metafora rispetto a quanto appena espresso: ogni volta che ci troviamo anche solo potenzialmente esposti a un pericolo, la regola è sempre quella di cercare di dedicare il massimo dell’attenzione a ogni segnale ambientale. Potremmo incorrere nel rischio di sopravvalutare una situazione - col tempo e avendo maturato la capacità di leggere correttamente i dettagli, riusciremo comunque a superare anche questo empasse - ma ci manterremo il più possibile distanti dalle conseguenze potenzialmente devastanti della sottovalutazione.

Come per ogni cosa, prima di sviluppare uno stato di attenzione costante che, generalmente, non siamo abituati a mantenere, è necessario un allenamento. E come all’inizio di ogni percorso di allenamento, è importante compiere un primo passo. In questo caso, le parole del Maestro Moshe David Katz ci vengono in aiuto e ci insegnano che il primo strumento adatto sviluppare quell’attenzione orientata all’evitamento della sottovalutazione è l’umiltà. 

Essere umili, nell’ambito dell’autodifesa personale come in molti altri campi della nostra vita, significa innanzitutto non sopravvalutare le nostre capacità. In questo caso la sopravvalutazione si ripresenta, ma se rivolta a noi stessi diviene parte di quella stessa pericolosa dinamica che coinvolge anche la sottovalutazione del mondo esterno. In pratica, sopravvalutiamo noi stessi e sottovalutiamo una minaccia, in un’unione complementare che non produce altro se non assenza delle adeguate misure di sicurezza per tutelare noi stessi e chi ci sta a cuore. 

Iniziamo, quindi, dall’essere umili e dal non ritenerci superiori a nessuno. Senza per questo svalutarci o non fare affidamento sulle nostre capacità, ma partendo dal presupposto che le situazioni che incontriamo lungo il nostro cammino potrebbero rivelare delle sorprese inaspettate e non sempre piacevoli. 

Di nuovo, il Krav Maga - e in particolare il metodo IKI-IKMET - aiutano a interiorizzare questo concetto passando per la “pratica del movimento”. Infatti, nulla più dell’Universal Block incarna il concetto di umiltà. 

Come la maggior parte di voi già sapranno e come suggerisce il nome, si tratta infatti di una tecnica ideata dal Maestro Katz per bloccare la maggior parte dei colpi, che si tratti di aggressioni a mani nude o armate. Il principio su cui si basa l’Universal Block è esattamente il fatto che, a meno che non si possieda già un’ottima esperienza nell’ambito dell’autodifesa, è molto difficile determinare con precisione le numerose variabili che influenzano un attacco (intensità, tipologia di arma, intenzione dell’aggressore, angolo d’attacco…). Quindi diviene di fondamentale importanza riconoscere questo nostro limite e dotarsi di una difesa che, oltre a ricordaci continuamente che non siamo “super eroi”, vi sopperisca.

Mentre ci alleniamo nello sviluppo di quella consapevolezza situazionale capace di “leggere” con oggettività le situazioni che incontriamo, affidiamoci quindi agli strumenti che l’autentico Krav Maga mette a nostra disposizione! 

Si tratta di tecniche che, oltre ad essere pensate come efficaci per tutti, sottendono a concetti che, come nell’esempio dell’Universal Block, possono portarci a riflettere anche sul nostro modo di interpretare noi stessi e la realtà che ci circonda.

 

Ci vediamo al seminario del 12 e 13 settembre: a presto Tribe!